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Eccellenze Siciliane: Carota Novella di Ispica IGP
Il Magazine sul Made in Sicily
Pubblicato da Sicilianet.net in Prodotti Siciliani · 19 Giugno 2023
La carota novella di Ispica appartiene al gruppo della carota rossa semilunga nantese. Nel 2006 ha ottenuto una protezione provvisoria nazionale e successivamente si è presentata istanza alla Commissione europea per il riconoscimento dell'IGP. Dopo vari controlli, l'11 maggio 2010 è stata pubblicata presso la gazzetta ufficiale dell'Unione europea la domanda di registrazione della denominazione. Dopo un'attesa di sei mesi, come disciplina la norma comunitaria, il 7 gennaio 2011 entra ufficialmente in vigore il regolamento che introduce la carota novella di Ispica nel registro ufficiale europeo dei prodotti ad Indicazione Geografica Protetta (IGP).



Le origini di questo prodotto risalgono agli anni Cinquanta, come documentato da un articolo del 1955 dell’agronomo Giuseppe Di Pietro, pubblicato sulla rivista di storia e cultura ispicese “Hyspicae Fundus”. Da allora la sua coltivazione si è progressivamente estesa comprendendo, oltre al territorio di Ispica, molti comuni delle province di Ragusa, Siracusa, Catania e Caltanisetta. La carota di Ispica viene coltivata in un areale che si espande nella fascia costiera delle province di Ragusa e Siracusa, una zona che riceve molta luce del sole anche in inverno. Qui, negli anni Cinquanta, imprenditori agricoli olandesi individuarono una zona ideale per “controstagionalizzare” il prodotto: nel Nord Europa, infatti, viene seminata all’inizio della primavera, coltivata lungo tutta l’estate e raccolta in autunno. Al contrario il ciclo della carota nel Sud della Sicilia inizia con la semina autunnale, prosegue con la coltivazione invernale e si conclude con la raccolta in primavera.



Di forma cilindro-conica, non ha radichette secondarie e radice apicale. L’aspetto dell’epidermide è lucido, il colore è uniforme ed è assente fessurazione del fittone. La polpa è tenera e il cuore poco fibroso. Tra le caratteistiche nutrizionali, il contenuto in lucidi, beta-carotene e sali minerali. Le varietà coltivate sono: Exelso, Dordogne, Nancò, Concerto, Romance, Naval, Chambor e Selene.



L’apprezzamento di questo ortaggio è dovuto principalmente alle sue caratteristiche uniche, come la precocità di maturazione, il colore arancio intenso, il profumo deciso, il sapore e la croccantezza. In un solo anno - dal 2012 al 2013 - si è passati dai 200 mila ai 450 mila euro, grazie  a una produzione quasi raddoppiata dai 4 mila a i 7mila quintali. La coltivazione non è in biologico, ma a “lotta integrata” (cioè in parte bio e in parte convenzionale): si fa un uso razionale della chimica che permette di raccogliere il prodotto con un residuo chimico pari a zero. In questa direzione si usa anche il mezzo genetico (la selezione delle varietà più resistenti), ma non gli Ogm.



IN CUCINA
La tendenza dolce della carota si abbina perfettamente ai dolci, ma funziona anche con i formaggi stagionati - come il ragusano dop o il caciocavallo -  e condita con l’olio dei Monti Iblei o l’ogliastro, l’olio rarissimo che nasce dagli olivi selvatici. Buona come guazzetto per le triglie o come salsa che stempera il sapore di menta e aceto del “cunigghiu a’ stimpirata”. Ottima a crudo, in insalate o cotta in purea, è deliziosa anche ripassata in padella con olio, aglio e peperoncino.



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