Fin dalla fine del VII sec.
sorsero, ad Agrigento a Selinunte e a Siracusa, i primi
semplici templi, preludio agli splendidi edifici dorici del V-VI sec. a.C. Con
la costruzione di questi edifici si sviluppò anche una raffinata decorazione
sculturale che raggiunse l'apice nelle metope di Selinunte. Ebbe
larghissimo sviluppo anche l'arte industriale: di grande valore estetico, ad
esempio, sono le monete delle città siceliote. Tutte queste colonie furono
turbate da conflitti sociali che diedero origine a diverse tirannidi.
Perennemente divise e gelose della propria autonomia, le città siciliane
riuscirono a trovare una temporanea unità nella lotta per l'indipendenza sia
dai Cartaginesi (sconfitti ad Imera nel 480 a.C.) sia dagli Ateniesi
durante la guerra del Peloponneso (415-413 a.C.). Raggiunsero il massimo
splendore nel v secolo a.C. in concomitanza con la supremazia di Siracusa.
La sua ascesa risale al principio del V sec. sotto il tiranno Gelone, vincitore
dei Cartaginesi a Imera, mentre il fratello e successore Gerone sconfisse
gli Etruschi a Cuma (474). Dopo la morte di lui si ebbe a Siracusa
una rivoluzione in senso democratico e, contemporaneamente, il ristabilimento
dell'indipendenza delle città siciliane, precedentemente assoggettate dai
tiranni siracusani. Si ebbe ora in Sicilia un tentativo dei Siculi di liberarsi
dal dominio greco e di costituire un regno proprio sotto Ducezio, tentativo che
finì per fallire (460-440). Nella seconda metà del V sec., Atene venne
a contrastare la potenza di Siracusa; ma la grande spedizione ateniese
del 415-413 a. C. finì in un disastro. Di questo indebolimento dei Greci
approfittò Cartagine, occupando nel 409 a. C. Selinunte, nel 405
a. C. Agrigento. Siracusa reagì all'avanzata cartaginese sotto il
tiranno Dionigi il Vecchio (405-367), che però non portò fino in fondo la
guerra contro i Cartaginesi perché impegnato nella sottomissione delle città
siceliote e nei tentativi d'espansione in Italia, ove si spinse fino
nell'Adriatico superiore. Dopo la sua morte si ebbe a Siracusa un lungo periodo
di sconvolgimenti, terminato nel 343 con il ristabilimento della libertà per
opera di Timoleone. Questi vinse i Cartaginesi, promosse la liberazione delle
città siceliote dai tiranni e la loro alleanza. Siracusa riprese la
politica egemonica intorno al 316 a. C. Sotto la guida di Agatocle, che
sottomise le altre città greche, assunse il titolo di re (305) e combatté
contro Cartagine. Premuta nuovamente dai Cartaginesi, Siracusa,
insieme ad Agrigento, invitò Pirro re d'Epiro. Dopo i suoi iniziali
successi contrasti con i suoi alleati provocarono il suo ritorno sul continente.
I Cartaginesi ristabilirono la loro potenza nell'isola, mentre Siracusa doveva
difendersi dai Mamertini, mercenari campani impadronitisi di Messina.
Durante la guerra contro di essi si ebbe la costituzione a Siracusa della
nuova tirannia di Gerone II (270) e l'intervento dei Romani, chiamati dai
Mamertini. Di qui l'inizio della prima guerra punica. Questa (264-241) portò
all'assoggettamento dell'isola a Roma, che ne fece la sua prima provincia.
Durante la seconda guerra punica (218-201 a.C.) vi furono ribellioni siceliote
contro i Romani, principalmente di Siracusa e Agrigento.
Le misure di rigore che seguirono recarono un grave colpo alla Sicilia. Siracusa
fu fatta tributaria, la cittadinanza di Agrigento
fu venduta schiava e sostituita con siciliani più vicini al potere romano. Le
larghe confische di territorio portarono allo sviluppo del latifondo, alla
diminuzione degli abitanti, alla decadenza economica dell'isola e a una
moltiplicazione di schiavi che generò le guerre servili, di cui una abbastanza
importante si ebbe circa il 138 a.C. Dopo d'allora la storia dell'isola nel
periodo romano è quasi totalmente silenziosa. Ricordiamo solo che, dopo la
morte di Cesare, la Sicilia fu tenuta per alcuni anni, insieme con la Sardegna,
da Sesto Pompeo, finché la flotta di Ottaviano, sotto il comando di Agrippa,
vinse nel 36 a. C. quella avversaria. L'isola ebbe allora lo stanziamento di
molti veterani dotati di terre, ciò che ne promosse la latinizzazione. Essa
tuttavia, nell'ordinamento delle regioni augustee, è considerata come non
facente parte dell'Italia. La concessione generale della cittadinanza romana che
era stata fatta da Antonio non fu mantenuta da Augusto, il quale però concesse
alle principali città i diritti di municipio romano o di colonia latina. La
Sicilia partecipò al processo di decadenza economica e politica dell'impero.
Con l'ordinamento dioclezianeo - costantiniano essa venne, insieme con le altre
due grandi isole, a far parte dell'Italia. Ma alla metà del sec. V d. C. i
Vandali, stabilitisi in Africa, s'impadronirono di essa e della Sardegna.