Lo sbocciare della civilta' intellettuale ed artistica della Sicilia greca corrisponde al periodo piu' fecondo e piu' brillante della storia dell'isola: si e' sviluppata fin dal VI sec. per raggiungere il suo apogeo al V sec., al tempo dei primi tiranni  e nei cinquanta anni che seguirono la vittoria di Imera.
Fu nel VI sec. che vennero edificati i primi grandi templi dorici della Sicilia, con le loro colonne massicce, la loro pesante trablazione ed i loro capitelli svasati: cosi', il tempio di Apollo a Siracusa, (565), quello di Eracle ad Agrigento ed il tempio a Selinunte (550 - 530). Dalle intricate rovine di quest'ultimo si sono estratte tre metope scolpite che occupano un posto essenziale nella storia  della scultura arcaica.
Un po'dopo gli architetti siciliani concepirono ad Agrigento ed a Selinunte due giganteschi templi, simboli molto caratteristici dell'orgoglio dei greci dell'ovest e della megalomania dei loro tiranni. Ma accanto a tali stravaganti imprese, l'arte dorica del II sec. proibi' in Sicilia alcuni dei suoi capolavori piu' puri, come il tempio di Atena a Siracusa (480 circa), i templi detti di Era e della Concordia ad Agrigento ed il tempio di Selinunte, dove si sono ritrovate nel 1831 quattro meravigliose metope, preziose testimonianze dell'arte degli scultori siciliani nella seconda meta' del V sec.  Persino a Segesta, in terra barbara, si intraprese la costruzione di un tempio di stile dorico, fra i piu' classici: vi sono stati operati alcuni perfezionamenti sottili che si ritrovano al Partendone di Atene, l'inclinazione delle colonne di angolo e la curvatura delle linee orizzontali. La Sicilia del IV e del V sec. fu un centro particolarmente attivo di creazione letteraria. Stesicoro di Imera invento' la triade lirica. Piu' tardi Simonide e Bachillide di Ceo  e soprattutto il tebano Pindaro vennero in Sicilia, frequentando la corte di Ierone e lavorarono per i principi siciliani di cui hanno cantato solennemente le vittorie ai giochi di Delfi o di Olimpia. Fu a Siracusa che Epicarno, protetto da Gelone e di Ierone, creo', nella prima meta' del V sec., una delle prime piu' feconde forme della commedia antica. Eschilo, il grande poeta tragico ateniese, effettuo' lunghi soggiorni in Sicilia: fece rappresentare solennemente "i persiani" a Siracusa nel 470 e mori' a Gela nel 456.
Siracusa ebbe un grande storico, Antioco. Infine, e' proprio in Sicilia che e' nata la retorica ed il celebre Gorgia visse nell'isola fino a quasi sessant' anni prima di recarsi ad Atene (427). Nell'ultimo quarto del V sec., la fecondita' della civilta' greca di Sicilia si impoveri' singolarmente. La costruzione del tempio di Segesta fu abbandonata all'epoca delle spedizioni ateniesi, tra il 427 ed il 413. Dopo la grande invasione cartaginese (409 - 405), i colossi di Selinunte (Agrigento) rimasero incompiuti. Durante il IV sec., la brutalita' del regime militare e poliziesco di Dionigi, la sanguinosa dittatura di Agatocle, le lotte fra greci, le invasioni puniche e le spedizioni imperialistiche, ridussero ancora la vita culturale dell'isola. Questa rinascera' piu' tardi, al III sec., quando Siracusa, protetta da Roma, al tempo di Ierone II, ritrovera' la pace e la prosperita'. Siracusa collezionera' allora le opere del passato. Proprio quest'epoca, dall'ispirazione meno possente e meno originale, ma affascinante e fortemente segnata dalle mode alessandrine, produrra' gli Idilli di Teodorico. La Storia di Timeo e probabilmente anche quella di Venere Anadiomene, che rimane  una delle glorie
del museo di Siracusa.
LA COLONIZZAZIONE
- CAUSE
Gli storici moderni hanno appurato le cause del movimento che, a partire dalla meta' dell'ottavo sec. a.C., porto' i coloni greci in diverse regioni del mondo mediterraneo,e particolarmente sulle rive dell'Italia Meridionale e della Sicilia. L'eclissi della potenza navale dei fenici, i progressi tecnici della navigazione, l'esplorazione di contrade fino allora popolate da spaventose leggende, vi hanno piu' o meno contribuito. Le preoccupazioni di un imperialismo commerciale non hanno probabilmente assunto, all'inizio, la funzione decisiva che sia stata loro attribuita. Le citta' colonizzatrici cercavano non tanto di assicurarsi delle vie marittime e dei, mercati, quanto di trovare delle terre dove sistemare un'eccedenza di popolazione, un proletario la cui agitazione comprometteva il loro equilibrio. I fattori principali sono di ordine economico e sociale: un regime che riservava il diritto di Proprieta' ad una aristocrazia strettamente delimitata,escludendone i cadetti, i bastardi ed i nuovi venuti, favoriva la costituzione di quelle bande di avventurieri ambiziosi ed intraprendenti che le citta', per mancanza di risorse sufficienti, incoraggiavano a portare lontano la fiamma sacra degli dei della patria; le prime colonie furono pertanto colonie di popolamento, "colonie agrarie". Assumendo la direzione del movimento, i preti di Olimpo e soprattutto quelli di Delfi andavano nel senso della storia e davano prova del loro genio politico.
- SVOLGIMENTO
I primi coloni erano Ionici, venuti da Galcide, nell'Eubea. Essi avevano gia' colonizzato le isole della baia di Napoli e Cuma, nella Campania, In Sicilia si impiantarono dapprima a Naxos, sulla costa orientale, poi, alcuni anni dopo, alle due estremita' della grande pianura di Catania stessa ed a Lentini. Nello stesso periodo circa, alcuni pirati di Cuma, loro compatrioti, occuparono il luogo dell'attuale Messina, che si chiamava allora Zancle "la falce", a causa della forma del molo naturale che protegge il porto. Tempo dopo altri Eubei li raggiunsero e fondarono definitivamente la citta'. La colonizzazione ionica si estese poi alla costa Nord, dove gli abitanti di Zancle fondarono la postazione di Mylai o Mile (attuale Milazzo) e, successivamente,al dodicesimo sec.,  Imera.  I Dorici seguirono da vicino i Calcarlesi. I Corinzi,gía' padroni dell'isola di Corcira, attuale Corfu', fondarono Siracusa nel 733: si attestarono in un giro privilegiato, l'isolotto di Ortigia, fornito di una sorgente abbondante fontana Aretusa e che copriva due porti naturali. La citta' crebbe rapidamente e penso' ben presto ad estendere la propria dominazione su tutta la punta Sud-Est dell'isola.  Sessantanni dopo il loro arrivo, i Siracusani fondarono Akrai, poi Casmene, sulla costa Sud, all'inizio del sesto secolo. Sulla costa Est, altri Dorici dell'istmo, Megarici, avevano fondato Megara-Hyblaea. Per mancanza di spazio, fra i Calcidesi e i Corinzi, la loro citta' non pote' mai svilupparsi convenientemente. Nel 482, Gelone di Siracusa la distrusse; ma molto tempo prima del disastro, un sec. dopo la sua fondazione, aveva avuto l'audacia di uscire verso Ovest: e cosi' nacque l'ambiziosa Selinunte. Molto prima della fondazione di Selinunte e di Camarina, altri Dorici venuti da Rodi e da Creta, avevano occupato lo spazio intermedio, sulla costa Sud: avevano fondato Gela all'inizio del settimo sec., poi, piu' di cento anni dopo, i Gelesi fondarono Agrigento (Akragas), l'ultima nata ma la piu' gloriosa fra le colonie greche dopo Siracusa.
LA SICILIA GRECA FINO AL 480 A.C.
- COLONIE AGRARIE, PROBLEMI SOCIALI.
I primi coloni erano agricoltori. Si sistemavano in riva al mare, certamente per poter conservare il contatto con la madre patria ma anche in vicinanza a pianure coltivabili. Fu questo il caso, ad esempio, di quelli di Catania e di Lentini situate alle due estremita' della maggiore pianura dell'isola, le due citta' Calcidesi potevano sfruttarne le ricchezze agricole senza problemi. Con una contraddizione evidente, sebbene umanamente spiegabile, i coloni dell'ottavo e del settimo sec. instauravano nella loro nuova citta' un regime paragonabile a quello che li aveva cacciati dalla loro patria primitiva. Si dividevano le terre e costituivano una aristocrazia ereditaria strettamente chiusa, gelosa delle proprie prerogative e che assumeva da sola il governo della citta', come gli Espatri di Atene. Cosi' furono, ad esempio, i Gamoroi di Siracusa. Attorno ad essi, la massa degli indigeni, piu' o meno ridotta in servitu', coltivava la terra. Il Proletariato fu ben presto accresciuto da cadetti rovinati, da artigiani, da stranieri. Per placarne le agitazioni, si fondavano nuove colonie e ben presto la colonizzazione raggiunse i propri limiti.
- TRASFORMAZIONI ECONOMICHE E SOCIALI.
Lo sviluppo del commercio contribuiva d'altronde a modificare piu' profondamente ancora la struttura sociale della citta'. Padroni della costa Est da Catania a Naxos, Zancle, e oltre lo stretto, di Rhegion e di Cuma, i Calcidesi avevano costituito, forse senza volerlo, una linea commerciale importante. Quella da Corinto a Siracusa via Corcira fu ancora piu' importante. Si capirono presto le possibilita' di scambio che si presentavano: la Sicilia traboccava di prodotti industriali, ceramica specialmente, gli Etruschi offrivano i loro bronzi ed il ferro dell'isola di Elba, i Cartaginesi portavano la porpora da Tiro, le stoffe preziose ed i profumi d'Oriente, gli articoli di vetro, il rame e la lana di Spagna. L'apparire di monete, di cui la Sicilia ha conservato cosi' belle collezioni, dovette facilitare ancora maggiormente gli scambi. Le monete piu' antiche dell'isola sono quelle di Naxos (verso il 550). Cosi' le vecchie colonie agrarie diventarono ben presto importanti centri commerciali. Alcune di esse divennero immense. Agrigento e Siracusa ebbero presto una popolazione considerevole. In mezzo a schiavi, operai liberi, stranieri poveri o ricchi, piccoli o grossi commercianti, l'aristocrazia primitiva terriera non era piu' che un'esigua minoranza, d'altronde decadente e divisa. I suoi privilegi sembravano desueti; non era piu' in grado di amministrare la citta'; il suo ruolo storico era tramontato. Percio' le citta' furono presto in preda alla piu' feroce lotta di classi.
CARTAGINE E I GRECI DI SICILIA:
Nell'ottavo sec. i Fenici non si erano opposti all'impiantarsi dei coloni Greci, Tiro in decadenza non era in grado di farlo. D'altra parte, gli agricoltori elleni non apparivano  concorrenti pericolosi per i commercianti fenici: portarono altrove i loro negozi e si sistemarono piu' solidamente nell' Ovest dell'isola, a Solunto, a Palermo e a Mozia che erano protette dall' alleanza con gli Elimi. Ma quando, al sesto sec., i Greci tentarono di impiantarsi in questa regione, i Cartaginesi vi si opposero energicamente: bloccarono le imprese di Pentalo a Lilibeo (verso il 580) e quella di Dorieo con i suoi Spartani ad Erice (verso il 510). D'altro canto, in meno di due secoli, la situazione reciproca delle due comunita' si era singolarmente modificata: le antiche colonie agrarie erano diventate importanti centri commerciali; i Cartaginesi stessi si erano costituiti tutto un impero in Africa: si erano sistemati anche in Corsica ed in Sardegna, e le colonie greche disturbavano sia la loro espansione sia la loro attivita' commerciale. L'urto diventava inevitabile. I Cartaginesi lo avevano accuratamente preparato. L'ambiziosa Selinunte aveva fornito loro delle garanzie, Terillo di Imera era diventato loro alleato. Si pensa che Magone si fosse messo d'accordo con Serse per attacare i Greci in Sicilia nello stesso momento in cui i Persiani lo avrebbero fatto in Grecia: Erodoto, e' vero, non ne parla; ma comunque Gelone senti' il pericolo: quando gli Ateniesi e gli Spartani gli chiesero aiuto contro i Persiani, pose loro delle condizioni inaccettabili. In realta', voleva conservare tutte le proprie forze in Sicilia.
IMERA (480 a.c.):
Terone di Agrigento forni' a Cartagine il pretesto che essa attendeva: intervenne ad Imera, rovescio' Terillo e vi stabili' il suo protettorato. Poco tempo dopo, il cartaginese Amilcare assediava la citta' con un'armata massiccia e cosmopolita. Terone temporeggio' fino all'arrivo dei Siracusani. Con 50.000 opliti e 5.000 cavalieri, Gelone interruppe il rifornimento dei propri nemici. Poi, una mattina, fece penetrare con l'inganno i soldati nel loro campo navale ed incendio' la loro flotta. La mischia che ne consegui' duro' fino a sera, al tramonto, l'armata punica non esisteva piu'; il suo capo era scomparso. Una tradizione simbolica, riferita da Erodoto, voleva che la gloriosa battaglia fosse stata disputata lo stesso giorno di quella di Salamina. I Cartagínesi erano respinti nella loro zona dell'ovest con perdite enormi. Gelone commise l'errore di non respingerli in Africa; tuttavia il ricordo della tremenda disfatta e la potenza dei vincitori dovevano tenerli a bada fino alla fine del secolo. Agrigento e Siracusa si divisero i frutti della vittoria, le prede di guerra di un valore di 2.700 Kg d'oro, l'indennita' pagata da Cartagine: 2000 talenti e gli innumerevoli prigionieri. Gelone fece sontuose offerte al dio di Delfi.
LA SICILIA GRECA DOPO IMERA:
- Conseguenze della vittoria.
La vittoria doveva dare all'economia delle citta' greche un nuovo e decisivo impulso. L'abbondanza dell'oro, le belle monete che Gelone fece coniare a Siracusa facilitarono il commercio. Agrigento esportava l'olio ed il vino, Siracusa il grano, il bestiame, la lana ed i pellami. I numerosi schiavi aumentarono ancora la popolazione delle citta' e la ricchezza dei loro abitanti. L'importanza relativa all'agricoltura si restrinse ancora. Nelle citta' in pieno sviluppo, la borghesia commerciante divenne la classe preponderante: ora, la sua prosperita' implicava una certa stabilita' cui il regime dei tiranni si prestava male. Percio' le tirannie scomparvero ovunque nella prima meta' del V sec. lasciando il posto ad una nuova forma di democrazia di cui i cittadini arricchiti erano l'elemento dominante. Ierone di Siracusa, il piu' furbo dei tiranni capi' tale evoluzione e la fece precipitare.