
| Il piu'
sicuro fra i testi archeologici che illuminano il lontano passato della
Sicilia e' un capitolo di Tucide. In quanto, ai racconti dei poeti
antichi riguardanti i primi abitanti dell'isola, si e' rifiutato loro
qualsiasi valore scientifico: si tratterebbe di favole concepite e
localizzate in un secondo tempo dai coloni greci. Cosi' la leggenda di Minosse che insegue Dedalo in Sicilia e che muore assassinato dalle figlie di Kokalos, re dei Sicani, non sarebbe anteriore alla colonizzazione di Gela e di Agrigento da parte di Rodi e dei Cretesi (VII - VI sec.). Oggi comunque, si assume nei confronti di tali leggende un atteggiamento meno critico. Secondo Jean Berard esse costituirebbero la prova di apporti Egei nel Mediterraneo Occidentale risalenti "all'epoca eroica", ossia all'eta' del bronzo. Comunque, gli autori antichi danno luce solo ad un periodo relativamente breve del lontano passato dell'isola. Ora, dalla fine del XIX secolo, gli scavi hanno arricchito in modo considerevole la conoscenza della preistoria propriamente detta. Dal 1888 al 1935, Paolo Orsi ha esplorato importantissimi giacimenti di cui ha classificato accuratamente il materiale. Il quadro definito da Orsi si e' progressivamente completato e corretto. Dal 1950 in poi, gli scavi condotti a Lipari dal soprintendente Bernabo' Brea hanno fornito quelle basi strategiche solide che consentono di stabilire una cronologia relativa o assoluta spesso molto precisa e di situare la civilta' siciliana, nei vari periodi della preistoria, nel complesso degli scambi culturali del mondo occidentale. |
| PALEOLITICO: Sono stati scoperti nel 1968, nella zona di Agrigento, degli arnesi rudimentali in pietra scheggiata che sembrano provenire da un periodo molto antico del paleolitico inferiore. Si tratta di ciottoli scheggiati su una faccia di forma di mezzelune primitive o di bifronti semplici. Questi oggetti, che si classificano generalmente tra i prodotti piu' antichi dell'industria umana, si trovano in abbondanza nell'Africa del nord. La loro presenza in Sicilia potrebbe riaccendere la controversia sui rapporti antichi dell'isola con il continente africano. Prima del 1968, le tracce piu' antiche dell'attivita' umana che sono state scoperte in Sicilia appartenevano al paleolitico superiore. Alcune zone della costa nord e del sud est dell'isola hanno fornito un abbondante materiale microlitico. Nel 1950, la grotta della Cava dei Genovesi, nelle Egadi, ha rivelato interessanti disegni di animali incisi e curiose figure antropomorfe stilizzate, dipinte in nero. Quella dell'Addaura, vicino Palermo, contiene misteriose figure incise che rappresentano forse una danza rituale. |
| NEOLITICO: Sembra che sia un apporto etnico partito via mare dal Vicino Oriente, verso la fine del primo millennio, che porto' in Sicilia e nelle Isole Eolie la civilta' neolitica con i suoi caratteri fondamentali: gli attrezzi di pietra levigata, la ceramica, l'habitat sedentario e soprattutto l'agricoltura e l'allevamento. La piu' antica forma di civilta' neolitica in Sicilia e' stata scoperta in alcuni villaggi fortificati della provincia di Siracusa, a Megara Hyblea, a Stentinello ed a Matrensa. La ceramica incisa a Stentinello, decorata con il punzone o con l'unghia, appartiene ad un tipo che conobbe una diffusione considerevole in tutto il bacino del Mediterraneo. L'industria e l'esportazione delle armi e degli attrezzi di ossidiana e di basalto, fecero all'epoca la fortuna delle Isole Eolie. Cosi' come in Siria ed a sud dell'Anatolia, verso l'inizio del II° millennio, la ceramica dipinta di Samara e di Zell Halaf sostituisce la ceramica incisa, a Lipari, la ceramica di Stentinello viene eliminata da una bella ceramica dipinta, la cui evoluzione ulteriore sembra parallela a quella del neolitico greco, mentre l'ultimo periodo presenta tipi di paragonabili a quelli del periodo medio di Troia, di Orcomeno e di Corinto. |
| ETA' DEL RAME: E' ancora un apporto culturale e forse etnico di origine egeo-anatolico, che appare in Sicilia la civilta' del rame. Se gli oggetti metallici sono rarissimi, si possiede una gran varieta' di armi e di attrezzi di pietra di quest'epoca: mazze ovoidali o globulari di un tipo noto a Troia, numerosissime asce levigate di basalto e pietra verde, lame accuratissime, macine, pestelli e punte di frecce nonche' grossi attrezzi di selce. In quanto alla ceramica, nonostante la molteplicita' dei modelli, si e' potuto, in seguito agli scavi stratigrafici di Chiusazza vicino a Siracusa, classificarla in alcuni tipi determinati, i piu' antichi dei quali sono anteriori all'affermazione in Grecia del Protoelladico e si apparentano ai tipi tardivi del Neolitico nella Grecia continentale. Nei periodi seguenti, i bei vasi monocromi rossi, semi ovoidali di Malpasso, il fiaschetto a collo alto di Sant'Ippolito, di un tipo noto a Cipro, sembrano derivati dalla prima eta' del bronzo anatolica. |
| PRIMA FASE DELL'ETA' DEL BRONZO: Nell'eta' del bronzo, l'abbondanza dei reperti ritrovati permette di stabilire una cronologia relativamente precisa. Favorite dalla vicinanza dello Stretto di Messina e dall'esperienza dei propri marinai, le Isole Eolie conobbero allora una brillante rinascita. Negli strati di Capo Graziano (Filicudi) si trovano prodotti Egei cha vanno dalla fine dell'elladico medio (1580 - 1550), al Miceneo I e II (1550 - 1425) ed anche dal III al I (1425 - 1400), specialmente una ceramica ad impasto piuttosto grossolano, ornata di linee incise e punti, derivata da un prototipo Elladico medio del Peloponneso (plimia). Armi ed attrezzi di pietra sono affiancati da stampi per oggetti di bronzo e da fusi che attestano l'uso della filatura e della tessitura. In Sicilia, la civilta' detta di "Castelluccio" (vicino Noto) sembra contemporanea dell'Elladico medio e dell'Elladico recente (1800 - 1400). Le tombe, il cui tipo rimarra' con poche modifiche di dettaglio fino all'arrivo dei Greci ed oltre, sono piccole celle arrotondate che si aprono verso l'esterno per mezzo di una finestrella che da su un pozzetto o su una specie di edicola, e chiusa da una lastra, talvolta scolpita con decorazioni a spirale. Accanto agli scheletri, si trovano belle lame di ossidiana. I villaggi hanno asce di basalto, armi di pietra verde ed ossa strane scolpite con decorazioni globulari, specie di idoli simili a quelli che si scoprono a Malta e negli strati dell'Elladico medio, a Lerna nonche' a Troia. La ceramica a fondo giallo e rosso, dipinta con linee marroni o nerastre, tipiche dell'Elladico medio e da non dimenticare la ceramica "cappadoce" dell'Anatolia centrale. A Nord - Ovest dell'isola, ad esempio alla Moarda vicino a Palermo, appaiono alcuni modelli e tipi decorativi incisi che si apparentano al famoso "bicchiere campaniforme" iberico: si tratta in questo caso di un'influenza occidentale di corrente opposta al movimento tradizionale est - ovest. |
| MEDIA ETA' DEL BRONZO (fine del XV - meta' del XIII
sec.): Zone tipo: promontorio del Milazzese, Panarea, Thapsos e Nord di Siracusa. Gli oggetti di selce e ossidiana scompaiono. La ceramica subisce una maturazione completa. Alcuni tipi si ritrovano sia nel territorio delle Eolie sia nella regione di Siracusa, ad esempio le coppe o le vasche con alti piedi tubolari. Altri evocano le lampade a "steatite" dei palazzi minoici. Si trovano anche numerosi prodotti di importazione: ceramica "appenninica" o maltese e soprattutto vasi micenei del XIV sec. o dell'inizio del XIII sec, perle "a pastiglia" che le citta' micenee esportavano fino all'Europa occidentale assieme ad armi e strumenti di bronzo, di modello miceneo. A Thapsos si e' individuata di recente su diverse centinaia di metri di fortificazione un enorme impianto ciclopico e si sono scoperti numerosi cocci di ceramica micenea. Viene confermato pertanto che la citta' fu allora uno dei punti di contatto piu' importanti tra la Sicilia ed il mondo miceneo. Nell'isola di Panarea appaiono, su molti vasi indigeni, segni della scrittura sillabica micenea. Jean Berard vede in questo la prova che tale scrittura sarebbe stata introdotta nelle isole Eolie "al momento degli apporti Egei del XIV sec. e sotto la loro influenza". Tali contatti dovevano cessare in seguito fino all'inizio del VIII sec. |
| TARDA ETA' DEL BRONZO ED ETA' DEL FERRO A LIPARI E NELLA SICILIA ORIENTALE: Tale periodo corrisponde ad uno sconvolgimento economico e politico: sembra che alcune invasioni venute dalla penisola abbiano interrotto gli scambi tradizionali con il mondo Egeo. Il fatto e' particolarmente netto a Lipari dove gli strati detti "Ausonici" succedono improvvisamente a quelli contenenti prodotti micenei. Che fossero o meno gli Ausoni di cui parla Diodoro, i nuovi abitanti di Lipari erano comunque portatori di una cultura incontestabilmente peninsulare: le strane appendici cilindriche o cornute che facevano da ansa ai piatti del primo periodo, le grandi coniche e le scodelle dai bordi a rientrare dello "Ausonico II" (1150 - 850) hanno i loro equivalenti tipologici nella ceramica villanoviana. Nelle necropoli, alle tombe contenenti oggetti di bronzo analoghi a quelle delle terre amare, si sovrappongono tombe a cremazione. I resti di capanne rettangolari evocano quelle dell'Italia centrale e particolarmente quelle del Palatino di Roma. Ma nella Sicilia stessa, le influenze peninsulari sono meno caratterizzate, se non addirittura completamente assenti da alcune zone. Certo si sono trovate a Naxos ed a Paterno' delle appendici di ceramiche di tipo "Ausonico", a Lentini tracce di capanne analoghe a quelle di Lipari e del Palatino, a Mendolito un'importante iscrizione sicula. Tuttavia, nel sud-est dell'isola, che e' la zona meglio esplorata, vennero trovati successivamente prodotti importati dai coloni greci o imitati da quelli loro. Una prima fase (1270 - 1000), rappresenta bene soprattutto nelle parti piu' antiche dell'immensa necropoli di Pantalica (piu' di 500 tombe, forse quella Hybla il cui re doveva concedere ai Megarici il territorio di Megara - Hyblea) lascia trasparire sopravvivenze della civilta' di Thapsos (ceramica rossa con lunghi piedi tubolari: oppure prodotti di imitazione del miceneo III (teiera con beccuccio e filtro, anelli d'oro con castone cesellato, ecc.), ma nessun prodotto "appenninico" La seconda fase (1000 - 850; principale zona: loa', necropoli di Cassibile a sud di Siracusa) presenta certamente alcune analogie con la civilta' peninsulare: rasoio di bronzo quadrato di tipo provillanovano, ceramica "piumata" che si ritrova negli strati dell' "Ausonico II" di Lipari. Molti bronzi di Cassibile e specialmente la caratteristica fibula con arco a gomito si ritrovano dalla Palestina alla Spagna e dalla Francia occidentale. Sono tipi diffusi in tutto il bacino del Mediterraneo ed oltre Gibilterra grazie ai marinai fenici. Durante la terza fase (860 - 780, Pantalica sud), i bronzi decorativi (fibule, spirali o lame arrotolate a cilindro) si alleggeriscono e si diversificano. Nella ceramica appare l'influenza dei tipi geometrici (oinochoe' e specialmente la caratteristica fibula con arco a gomito si ritrovano dalla Palestina alla Spagna e dalla Francia occidentale. Sono tipi diffusi il far coincidere questi principali dati archeologici con la tradizione letteraria. Secondo Tucidide, la popolazione della Sicilia al momento dell'arrivo dei greci, si ripartiva in quattro gruppi etnici distinti: Sicani, Siculi, Elmi e Fenici. I Sicani costituivano la piu' antica popolazione dell'isola conosciuta in data storica, si autodefinivano autoctoni. Impiantatisi dapprima in tutta la Sicila, al tempo dei Greci, ne occupavano la parte situata ad ovest dell'Imera del sud (Salso). I Siculi, arrivati in forze nell'isola, li avrebbero respinti verso ovest. Secondo Tucide, i Siculi sarebbero stati cacciati dalla penisola dagli Opici e sarebbero passati in Sicilia verso il 1035. Secondo la storia, non avendo mai occupato altro che un territorio limitato all'estremita' della Sicilia occidentale, attorno a Segesta ed a Erice, gli Elmi erano coscienti di essere un popolo differente da quello dei Sicani, ma la loro origine e la loro storia rimangono misteriose. Tucide ci fa sapere inoltre che alcuni Fenici si erano sistemati attorno a tutta l'isola, su certe alture che dominavano il mare oppure su isolotti vicini alla riva, dove commerciare con i siculi. I loro insediamenti erano stati probabilmente eseguiti prima della fondazione di Cartagine, nella seconda meta' del IX sec. Quando arrivarono i Greci, un secolo dopo, i Fenici abbandonarono il campo ad est senza resistenza, per mantenersi solidamente ad ovest in prossimita' dei loro alleati Elimi, a Panormo (Palermo) ed a Mozia. Nell'isolotto di Mozia, gli scavi recenti hanno consentito di identificare un Tophet, replica del Santuario di Baal-Hammon a Cartagine. I Cartaginesi resteranno nella parte occidentale dell'isola finche' i romani li cacceranno definitivamente al III sec. Nel frattempo, la loro presenza pesera' molto sul destino della Sicilia greca. |