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| I primi avventurieri Normanni si erano impiantati in Italia del sud verso l'anno 1016, mezzo secolo prima della spedizione di Guglielmo il Bastardo in Inghilterra. In preda all'anarchia, la regione offriva allora belle possibilita' a quei guerrieri poveri, ambiziosi, attivi e privi di pregiudizi. Tra i Bizantini, i Saraceni, i principi lombardi e le citta' semi-autonome, essi seppero manovrare con astuzia, vendendo i propri servigi ora a questi ora a quelli, prima di lavorare per conto proprio. I piu' attivi di tutti furono senz'altro i figli di un nobilotto del Cotentin, Tancredi di Altavilla. Nel 1043, uno di essi, Guglielmo Braccio di Ferro, si impadroni' di Melfi nelle Puglie. Dopo la sua morte, alcuni suoi fratelli gli succedettero a capo del principato che aveva fondato. Il Papa, preoccupato dai progressi di quei vicini turbolenti, volle dapprima combatterli, poi, con un singolare voltafaccia diplomatico, ne fece i suoi alleati: nel 1059, Nicola secondo riconobbe solennemente il piu' prestigioso degli Altavilla, Roberto Guiscardo, quale "duca di Pugli e di Calabria e furono duca di Sicilia". Questo significava dare mandato a Roberto di riprendere l'Isola agli infedeli. Tuttavia, assorbito dalle guerre che egli dovette condurre per sottomettere i propri vassalli e per cacciare definitivamente i Bizantini dalla penisola, il duca non pote' agire a proprio piacimento in Sicilia: fu proprio Ruggero, l'ultimo dei suoi fratelli, che dovette assumersi quasi da solo la missione di conquistare la grande Isola. Il compito era fatto su misura per il piu' giovane dei figli di Tancredi, senz'altro il piu' intraprendente ed il piu' abile di tutti. Sul continente, rischiava di dare fastidio a Roberto; quest'ultimo fu ben lieto di poter lanciare contro i Saraceni la scatenata ambizione di un cadetto degno di lui |
| GLI INIZI DELLA SICILIA NORMANNA. L'
INDIPENDENZA: Intanto, Ruggero si era affrancato dalla sovranita' di suo fratello. Durante le lontane spedizioni di Roberto il Guiscardo in Oriente, egli aveva fedelmente difeso i suoi interessi sul continente. Dopo la morte del duca, egli aiuto' suo figlio, Ruggero Borsa contro i vassalli ribelli, ma, pur proteggendolo, lo andava spogliando: Ruggero Borsa dovette abbandonare al "gran conte di Sicilia" quasi tutti i diritti che gli rimanevano nell' isola e, una dopo l'altra, quasi tutte le sue citta' Calabresi. Ruggero si faceva passare per il vassallo del Papa, ma egli seppe affrancarsi anche dalla sua tutela. Nella Sicilia riconquistata, egli tendeva nominare i vescovi a proprio piacimento. Il Papa resistette. Nel 1098, dovette cedere: Ruggero ottenne il titolo di legato apostolico: ormai era il vero padrone della Chiesa latina in Sicilia. Quando mori' nel 1101, il furbo avventuriero era diventato uno dei personaggi piu' ricchi e piu' potenti dell'Occidente. A quella data, i due figli avuti dal terzo matrimonio erano ancora bambini. Il maggiore, Simone, mori' nel 1105, lasciando l'eredita' al suo cadetto Ruggero secondo. Quest'ultimo fu dichiarato maggiorenne nel 1112. Durante undici anni, la Sicilia fu saggiamente amministrata da sua madre, la contessa Adelaide. Fu lei che segno' l'indipendenza dello Stato siciliano, abbandonando la capitale Calabrese di Ruggero primo, Melito, per stabilirsi a Palermo. Nonostante l'origine straniera della dinastia, la Sicilia ridiventava uno Stato autonomo per la prima volta dopo la conquista romana |
| RUGGERO
II (1105-1150) Il nuovo re aveva solo diciassette anni quando inzio' il suo regno personale (1112). Possedeva la bellezza, la forza, l'intelligenza e la mente indipendente degli Altavilla; ma, allevato come un principe ereditario, aveva la maesta' sovrana, l'orgoglio e la severita' di un Basileus bizantino. Gli mancava solamente la corona reale; doveva ottenerla nel 1130. La sua opera fu un successo straordinario, sebbene l' uomo fosse abbondantemente odiato: all' esterno, l' audacia della sua politica imperialistica sconvolgeva troppi interessi; all' interno, la sua concezione moderna dello Stato lo isolava; la sua amministrazione centralizzata bloccava le velleita' autonomistiche dei feudatari e dei comuni che lo consideravano come un tiranno. La tolleranza di cui diede prova verso i cristiani greci ed i musulmani, il realismo brutale della sua politica nei confronti del Papa, il suo modo di vivere semiorientale, hanno fatto mettere in dubbio la solidita' delle sue convinzioni religiose. |
| GUGLIELMO
I (1154-1166): Ruggero lasciava il trono al terzo dei suoi figli principe di trentaquattro anni che egli non amava. Guglielmo possedeva la bellezza e l'orgoglio del padre, ma non aveva ne' la sua capacita' di lavoro ne' la sua forza di carattere. Allevato come un principe Orientale, aveva un suo harem e si era fatto costruire nella periferia di Palermo delle ville Arabe, con giochi acquatici, stagni e giardini meravigliosi. Preferiva l'esistenza segreta, indolente, e voluttuosa che vi si conduceva, all'esercizio del potere. Suo padre gli lasciava uno stato ben organizzato, un corpo di alti funzionari e di grande valore ed abili ministri: li lascio' governare. La maggior parte degli atti dell'inizio del regime non porta la firma del re, bensi' quello "dell'emiro degli emiri", Maione di Bari. Incoraggiati dalla carenza dell'autorita' reale, i feudatari dell' Italia del Sud ricominciarono ad agitarsi. Appoggiati dal Papa IV e dalle truppe dell'imperatore d' Oriente, Manuele Commeno, venute da Ancona, essi misero ben presto a ferro e fuoco le province continentali del regno. Le agitazioni si propagarono persino in Sicilia. Guglielmo fu lento a reagire. Tuttavia, nel 1156, intervenne con un potente esercito, schiaccio' i Bizantini, soffoco' nel sangue la ribellione e costrinse il Papa a trattare. Ma, dopo il suo successo, Guglielmo riprese le sue abitudini noncuranti. Maione, il cui governo suscitava l' odio della nobilta', fu assassinato nelle srtade di Palermo nel 1160. Le agitazioni ricominciarono. I ribelli se la presero con i Musulmani. Guglielmo si confuse ed indietreggio' davanti alla rivolta. Suo figlio maggiore, Ruggero, venne persino proclamato re. Ma i congiurati non avevano ne' un piano preciso, ne' valore politico. Una nuova sommossa, lealista e popolare, ristabili' Guglielmo sul trono. In tutto il regno, la repressione fu spaventosamente crudele. Fu allora, probabilmente, che il re si merito' meglio di Guglielmo il "Malo" che gli rimane. La politica esterna del regno rimaneva comunque brillante. Il re, incapace di difendere i propri possedimenti africani durante le agitazioni, li abbandono' tra il 1156 e il 1160. Per il resto Guglielmo continuava la politica di suo padre. Manteneva ottimi rapporti con il re di Francia e riusci' ad evitare che Federico Barbarossa intervenisse nel Sud. In Oriente, Manuele Commeno, impressionato dalla disfatta delle proprie truppe in Italia e da una nuova spedizione normanna sulle coste Greche, pensava a riavvicinarsi al re di Sicilia. Nel 1165 Guglielmo infliggeva una grave sconfitta al Barbarossa. Il re mori' alcuni mesi dopo, nel Maggio 1166. |
| LA SICILIA SOTTO GUGLIELMO
II (1166-1189): Il principe Ruggero era morto durante le sommosse del 1160, in circostanze che non sono state completamente chiarite. Il suo cadetto, Guglielmo, aveva solo tredici anni al momento della sua ascesa al trono. La reggenza fu assicurata per cinque anni dalla regina madre, Margherita, principessa di origine normanna. Questo periodo fu molto agitato: due caste si disputarono la direzione dello Stato, l' aristocrazia nobiliare allontanata dal potere dai precedenti sovrani ed i "familiari", ossia gli alti funzionari dell' antico regno. L'arrivo di una cinquantina di cavalieri normanni venuti dalla Francia su richiesta della reggente non miglioro' le cose. Margherita nomino' il piu' importante di loro, Stefano del Perche, gran cancelliere e poi arcivescovo di Palermo. Ma questo giovane incorruttibile e maldestro attiro' contro di se' l'umanita': lo odiavano musulmani e Greci, nobili e "familiari". A Palermo ed a Messina avvennero vere e proprie scene di rivoluzione in cui si manifestarono, autentici sentimenti patriottici. Molti Francesi furono massacrati. Due anni dopo il suo arrivo, Stefano dovette esiliarsi in terra Santa e non ne torno' piu' (1168). Da allora i "familiari" vinsero sulla nobilta': riuscirono ad impadronirsi del potere e a conservarlo sotto il regno personale del nuovo re (1171-1189). Guglielmo II fu ancora piu' chiuso e piu' orientale nei costumi di suo padre. Nel mistero di cui amava circondarsi, si distingue male quale fosse il suo vero viso e quale parte personale egli avesse nel governo. Una cosa e' certa: i suoi sudditi cristiani o musulmani che fossero, lo amarono molto. Egli fece regnare la pace in Sicilia: mai, in diciotto anni, il regno fu assediato dall'esterno. Dopo le sommosse e i disaccordi della reggenza, egli portava l' ordine, la giustizia e la prosperita'. Tenne sino alla fine della sua vita gli stessi ministri, i "familiari" che gli intrighi della reggenza avevano finito col portare al potere, l'arcivescovo Gualtiero Offamilio, un inglese, e Matteo d' Ajiello. Meravigliosi monumenti attestano la ricchezza ed i gusti del nuovo regno, l' abbazia di Monreale, fondata da Guglielmo nel 1180, la Cuba, palazzo Arabo che egli si fece costruire nello stesso periodo, e la nuova Cattedrale di Palermo, fondata dall' arcivescovo Gualtiero Offamilio nel 1185. Sembra proprio che mai la Sicilia ed i Siciliani siano stati piu' felici che durante il periodo di "Guglielmo il Buono". |
| IL MATRIMONIO
TEDESCO: Per evitare di essere preso alle spalle durante le proprie spedizioni in Oriente e per consolidare l'accordo del 1177, Guglielmo aveva accettato il matrimonio di sua zia, una figlia postuma di Ruggero secondo, con l'erede del Barbarossa, il futuro Enrico IV. Deciso nel 1184, il matrimonio fu celebrato nel 1186. Era stato convenuto che, se Guglielmo fosse morto senza figli, i suoi diritti sarebbero toccati a Costanza, ed i baroni siciliani avevano dovuto giurargli fedelta'. Questo significava rompere con la politica tradizionale degli Altavilla, rinunciare all'alleanza del Papa per quella dell' Imperatore e consacrare nell' Italia del Sud le pretese germaniche che erano state sempre combattute dai sovrani normanni. Significava anche andare contro gli interessi del regno e della dinastia. La clausola fatale funziono' quando Guglielmo mori' tre anni dopo (1189). Vittime delle chimere orientali dell'ultimo re normanno, la Sicilia entrava a far parte del patrimonio della casa di Svevia. |
| TANCREDI. FINE DELLA DINASTIA: I Siciliani non erano comunque disposti a diventare, senza resistenza i sudditi del nemico ereditario. Uniti da sentimenti e da interessi comuni, molti alti funzionari del regime, la piccola nobilta', la borghesia, il popolo e la maggior parte dei musulmani della citta', erano d' accordo per preservare l' indipendenza del regno. Nonostante l' opposizione di Gualtiero Offamilio, essi portarono sul trono un bastardo del figlio maggiore di Ruggero II, Tancredi, conte di Lecce. L' uomo era molto abile ed energico. Seppe fronteggiare le difficolta' e le minacce, un' insurrezione saracena, un primo tentativo di invasione dei Germanici, il tradimento di molti baroni e di non poche citta' del continente, ed in seguito la presenza e l' agitazione dei Crociati francesi ed inglesi che si erano radunati in Sicilia conformemente agli accordi conclusi con Guglielmo. Diventato imperatore dopo la morte del Barbarossa ed incoronato nell' aprile del 1191, Enrico IV intraprese immediatamente la conquista del regno, ma falli' miseramente: il suo esercito, decimato da una epidemia, dovette abbandonare l'assedio di Napoli e tornarsene nella Germania in rivolta, lasciando l'imperatrice nelle mani della gente di Salerno che la consegno' a Tancredi. Il Papa cerco' di intervenire con la propria autorita'. Tancredi ottenne l'investitura ed un nuovo concordato, ma dovette liberare la propria prigioniera. Intanto suo figlio maggiore, Ruggero, stava per sposare una figlia dell' imperatore di Costantinopoli. Mentre perdeva il proprio onore taglieggiando Riccardo Cuor di leone, due nuovi attacchi delle sue armate contro il regno venivano respinti. Nel 1193, la situazione di Tancredi appariva stabile e brillante. Ma due avvenimenti precipitarono la rovina della dinastia: il principe Ruggero e il re stesso morirono a pochi mesi di intervallo (1193, febbraio 1194). Da allora l' imperatore stava per realizzare le proprie ambizioni. |
| L'ARTE E LA CUTURA:
Quel che domina la vita culturale della Sicilia normanna e' proprio il suo carattere di vasta sintesi. I conquistatori trovarono nell'isola civilta' molto superiori a quella loro. Tali civilta' esercitarono indubbiamenta una grande seduzione sulle loro personalita' e sui loro costumi. Ben presto, essi vollero assimilarne le ricchezze. Sia nel campo intellettuale ed artistico, sia in quello della vita economica, essi vollero far contribuire tutte le comunita' allo sviluppo ed alla grandezza del regno. Anni dopo , la Sicilia, posta dalla politica dei suoi re e dalla sua situazione geografica alla confluenza delle correnti di scambi sempre piu' intense tra l'Est e l'Ovest, doveva beneficiare per prima dei nuovi apporti, delle tradizioni culturali e delle speculazioni bizantine, della scienza, delle sottigliezze poetiche e delle raffinatezze decorative dell' Oriente arabo. Fu cosi' che Ruggero II fece comporre da uno scienziato arabo un notevole trattato di geografia, molto in anticipo sulle conoscenze della scienza occidentale. I re apparivano nelle cerimonie con sontuosi vestiti tessuti e ricamati da artisti musulmani e decorati da iscrizioni in arabo. Sedotti dallo stile di vita degli Orientali, essi si fecero costruire da architetti e decoratori arabi tutta una serie di residenze e padiglioni di caccia con meravigliosi giardini fioriti, parchi e giochi acquatici. A corte, diversi poeti arabi cantavano nella propria lingua la gloria dei re normanni. Il prestigio e lo splendore della monarchia bizantina lo affascinavano ancora di piu'. Pur sognando di sistemarsi da padroni a Costantinopoli, essi cercavano di rivaleggiare con essa in quanto a splendore. Le chiese siciliane piu' maestose del XII secolo sembrano destinate alle fastose manifestazioni delle solennita' bizantine, con i loro ori e soprattutto i loro stupendi mosaici, i piu' antichi dei quali, quelli di Cefalu', della Martorana e del coro della Cappella Palatina di Palermo, sembrano essere stati concepiti da artisti greci. Comunque, li' come altrove, l'eclettismo dei Normanni seppe fondere abilmente le tradizioni piu' diverse. La cattedrale di Cefalu', costruita sotto Ruggero II tra il 1131 ed il 1148, ha una pianta a croce latina a grosse torri sulla facciata dove si riconoscono le vaste concezioni monumentali dell'Occidente importate in Sicilia dai monaci cistercensi. Nello stesso periodo, la Cappella Palatina (1129-1143) fu concepita secondo la pianta basilicale romana a tre navate, ma con un santuario sopraelevato e sormontato da una cupola nella tradizione bizantina. La Martorana di Palermo, dedicata da Giorgio d' Antiochia nel 1143, ha una pianta a croce greca con una cupola sopra l'incrocio del transetto. San Cataldo e San Giovanni degli Eremiti (1132) con la sua pianta a croce egizia e le cupole rosse, sono autentici gioielli arabi. D'altronde, i sottili decoratori arabi hanno collaborato a tutto cio' che non aveva un carattere propriamente religioso, i pavimenti, i fregi, i rivestimenti, la decorazione delle travi; dobbiamo a loro, nella Cappella Palatina di Palermo, lo straordinario soffitto a stallattiti decorato con pitture a stile persiano. Alcune di tali caratteristiche si ritrovano nel Duomo di Monreale, le ricche decorazioni di marmi, i fregi arabi, i fastosi mosaici, il chiostro luminoso che lo affianca, con le colonne incrostate di mosaici, i capitelli romanici e la fontana all'orientale, tutto questo simboleggia meravigliosamente i gusti ecclettici e sontuosi dei re normanni. |